Woodrow Wilson

Woodrow Wilson nacque il 28 dicembre 1856 e morì il 3 febbraio 1924. Fu in carica dal 4 marzo 1913 al 3 marzo 1921.

Ok, siamo a fine giugno del 1912 e i democratici, riuniti a Baltimora per scegliere il loro candidato a White House nelle elezioni novembrine, sanno di avere finalmente a portata di mano lo scranno presidenziale che sfugge loro dalla tornata elettorale del 1892.

Fatto è che il campo repubblicano è in gravissime difficoltà.

I GOP hanno già deciso di riproporre l’uscente William Taft, ma è proprio tale determinazione che ha spaccato il partito.

I sostenitori di Teddy Roosevelt stanno decidendo di formare un movimento che chiameranno progressista.

Se, come è certo fin d’ora, i repubblicani avranno sostanzialmente due candidati, il democratico in corsa avrà infinite chance di vittoria.

Ecco, quindi, che nella convention ci si batte all’arma bianca per la nomination.

Parte subito forte Champ Clark, il presidente della camera dei rappresentanti.

Conta su un notevole numero di delegati ma il loro sostegno non è sufficiente per farcela.

I rivali interni si coalizzano e lo bloccano.

Occorrono alla fine la bellezza di quarantasei ballottaggi perché la scelta cada sul governatore del New Jersey Woodrow Wilson.

Ho narrato altrove in questo stesso scritto come durante la campagna e in sede di voto andarono le cose, come e in qual modo effettivamente l’ex presidente di Princeton abbia acchiappato White House.

Fatto è che si tratterà di un capo dello Stato di minoranza dato che i voti da lui raccolti sono molti di meno di quelli che i repubblicani hanno disperso tra Taft e, soprattutto, Teddy.

Attento in politica interna, riformatore quanto ai diritti dei lavoratori e alla lotta contro i trust industriali e finanziari, Wilson fu nel corso del primo mandato abile in politica estera stabilendo rapporti più egualitari dei precedenti coi differenti Paesi dell’intero continente americano.

Proclamata la neutralità degli USA allo scoppio della prima guerra mondiale, vinte a fatica le elezioni del 1916, nell’aprile del 1917 – in qualche modo disattendendo le promesse elettorali – intervenne militarmente sostenendo che fosse necessario e definendo l’impegno una ‘crociata per la libertà’.

Woodrow Wilson
Woodrow Wilson

L’8 gennaio del 1918, in un celebre discorso, dettò un programma in quattordici punti che doveva essere un punto fermo per il futuro trattato di pace.

In questo discorso prevedeva la creazione, la fondazione di una ‘Società delle Nazioni’.

Partecipe della conferenza di Versailles, non riuscì se non parzialmente a fare accettare il suo progetto.

Di più, dato che le elezioni di mid term del 1918 avevano visto prevalere i repubblicani, dopo, non fu in grado di fare votare né l’approvazione del trattato né l’adesione americana alla predetta Società delle Nazioni.

Gli ultimi tempi della sua permanenza alla Casa Bianca non furono certamente felici: colpito da un ictus a Pueblo, nel Colorado, nel mentre girava il Paese tenendo comizi per convincere i cittadini della bontà delle sue proposte rimase semi paralizzato.

Sotto la sue presidenza, non va dimenticato, fu approvato l’emendamento che concedeva il voto alle donne.

A chiudere e per quanto avesse portato gli Stati Uniti in guerra, gli fu assegnato nel 1919 il premio Nobel per la Pace.

Mauro della Porta Raffo