Warren Harding

Warren Harding nacque il 2 novembre 1865 e morì il 2 agosto 1923. Fu in carica dal 4 marzo 1921 al 2 agosto 1923.

 

Facile parlar male di Warren Harding.

Donnaiolo impenitente, padre di figli illegittimi, particolarmente dedito all’azzardo, certamente non molto acculturato, politicamente assai poco scrupoloso, impelagato anche da presidente in speculazioni discutibili, criticato aspramente da non pochi tra gli esponenti della politica e della cultura americana, attorniato a White House da collaboratori da lui scelti che ne combinavano di tutti i colori intrallazzando, cedendo alla corruzione e chi più ne ha più ne metta…

Ebbene, quest’uomo, proprio quest’uomo, designato alla convention repubblicana, a novembre del 1920 vinse alla grande la corsa per la Casa Bianca seppellendo il rivale democratico James Fox sia in termini di voti che di delegati.

Ebbene, quest’uomo, proprio quest’uomo chiamò a far parte del suo governo alcune tra le migliori personalità dell’epoca che con entusiasmo lavorarono al suo seguito.

Basti qui citare Herbert Hoover, Charles Evans Hughes e Andrew Mellon.

Ebbene, quest’uomo, proprio quest’uomo, fu pianto dalla nazione intera allorquando, in giro per gli Stati Uniti per una serie di conferenze che avrebbero dovuto convincere i critici della sua innocenza quanto agli scandali che avevano coinvolto uomini a lui vicinissimi, colpito e debilitato da una polmonite, a causa di un infarto o per apoplessia, passò a miglior vita.

Era il 2 agosto del 1923 e si trovava a San Francisco.

Incredibile il fatto che il successore, il suo vice Calvin Coolidge, fosse uomo di ben differente moralità, di indiscutibile onestà, di saldi principi.

Warren Harding
Warren Harding

 

La ‘normalcy’ di Warren Harding

Campagna per la Casa Bianca del 1920.

A Boston, in maggio, un nutrito gruppo di uomini d’affari ascolta un non molto conosciuto senatore eletto in Ohio: Warren Harding.

L’America, gli americani sono stanchi di eccezionalismo (Theodore Roosevelt, in particolare) e di guerre (Woodrow Wilson, l’uscente e non riproposto Wilson).

Vogliono tranquillità e pace, vogliono prosperare e cercano un capo dello Stato che li porti su ben differenti strade.

Ed ecco che quell’uomo politico repubblicano parla loro di ‘normalcy’, un vocabolo che ha inventato e che preferisce usare al posto di ‘normality’.

E cosa è la ‘normalcy’?

“Ciò di cui l’America ha bisogno”, disse allora, “non sono gli eroismi, ma la guarigione.

Non le panacee, ma la normalità.

Non la rivoluzione, ma la ripresa.

Non le agitazioni, ma l’adattamento.

Non le operazioni chirurgiche, ma la tranquillità.

Non i drammi, ma la serena imparzialità.

Non gli esperimenti, ma l’equilibrio.

Non l’annullamento dell’internazionalismo, ma il mantenimento di una trionfale nazionalità”.

Raccomanda, poi, di diffidare del potere del governo e della ‘falsa economia’.

Sostiene occorra mettere l’America avanti a tutto, affidarsi in patria al laissez-faire e all’estero al protezionismo.

Il successivo primo martedì dopo il primo lunedì quel senatore arrivava alla Casa Bianca facilmente.

Cercherà di governare secondo quanto a suo tempo dichiarato.

Mauro della Porta Raffo