United States of America. Dal 1856 il confronto Democratici Repubblicani mentre i ‘Terzi’ latitano. Prima, ieri, oggi, domani

È dal 1856 (John Fremont per i repubblicani e James Buchanan per i democratici, nell’occasione vincenti) che il Partito dell’Elefante e quello dell’Asino si confrontano per la Presidenza USA.
Nato nel 1854 nella temperie nella quale altri movimenti politici andavano dissolvendosi, il Grand Old Party (GOP, come i repubblicani si definiscono e vengono indicati) si schierava nella circostanza contro il partito costituitosi sostanzialmente intorno ad Andrew Jackson dopo la contrastatissima e discutibile sconfitta subita dallo stesso ex Generale nel 1824.
In precedenza, prima del 1856, George Washington escluso (il Padre della Patria non aveva connotazioni partitiche), tre soli oltre ai democratici i movimenti politici che erano riusciti ad arrivare al massimo scranno: il Federalista, il Democratic-Repubblican e il Whig.
Non che altre aggregazioni non fossero nate (per fare un solo esempio, il Free Soil) per dipoi rapidamente tramontare.
Quarantuno, pertanto, 2016 compreso, le sfide che democratici e repubblicani hanno affrontato gli uni contro gli altri.
Dieci i Capi dello Stato dem eletti nei confronti diretti (in precedenza – ma è un altro discorso – il predetto Jackson, Martin Van Buren, James Polk e Franklin Pierce) per una totale permanenza in carica di sessantotto anni.
Riepilogando – oltre a James Buchanan – Grover Cleveland, Woodrow Wilson, Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Kennedy, Lyndon Johnson, Jimmy Carter, Bill Clinton e Barack Obama.
Diciassette, invece, i repubblicani, ad oggi 2019, alla Casa Bianca per complessivamente novant’anni.
Nell’ordine, Abraham Lincoln, Ulysses Grant, Rutherford Hayes, James Garfield, William McKinley, Theodore Roosevelt, William Taft, Warren Harding, Calvin Coolidge, Herbert Hoover, Dwight Eisenhower, Richard Nixon, Ronald Reagan, George Herbert Bush, George Walker Bush e Donald Trump.
Nei due elenchi non ho considerato tra i democratici Andrew Johnson e tra i repubblicani Chester Arthur e Gerald Ford in quanto non personalmente eletti ma subentrati ai Presidenti, assassinati i primi due (Lincoln e Garfield) e dimissionario l’ultimo (Richard Nixon), dei quali erano Vice.
In tutto questo volgere di tempo, mai un ‘terzo’ partito
si è seriamente dimostrato in grado di vincere.
L’unico risultato di rilievo – il ‘terzo’ si classificò secondo (comunque non vincente) prevalendo sui repubblicani! – fu ottenuto dal movimento ‘personale’ definitosi ‘Progressista’ creato per la bisogna dall’ex Presidente Theodore Roosevelt nel 1912.
In tutti gli altri casi i Populisti (di James Weaver, nel 1892), i Socialisti (di Eugene Debs o di Norman Thomas, in molteplici circostanze), ancora i Progressisti (questa volta di Robert La Follette, nel 1924), nientemeno che i Comunisti (di William Zebulon Foster nel 1932), i Dixiecrats (di J. Strom Thurmond nel 1948), gli Indipendenti Americani (di George Wallace nel 1968) si collocarono più o meno dignitosamente in terza posizione così come in anni recenti in qualche circostanza i Verdi e i Liberaliani.
Un discorso a parte meritano due indipendenti (senza partito, quindi).
John Anderdon nel 1980 e in particolare, per il numero di voti popolari presi pari al diciannove per cento, Ross Perot nel 1992.
Lo stesso Perot fondò successivamente il Reform Party peggiorando quanto a voti e percentuali nel 1996.
Da segnalare come attorno al 2000 un certo Donald Trump si agitasse proprio tra i Riformisti.
Di recente, due successive iniziative particolari a dimostrazione del fatto che, sotterraneamente, qualcuno pensi ad un superamento del bipartitismo imperante: Unity 08 e American Elect 2012.
Cercavano i loro promotori – ed hanno fallito – attraverso il coinvolgimento diretto degli elettori via web un candidato ‘bipartisan’.
In prospettiva, guardando alla società americana tanto prepotentemente in evoluzione e in specie alle nuove emergenti etnie – come al declino della classe sociale e politica un tempo dominante degli WASP (White, Anglo-Saxon, Protestant) – chissà che un partito per qualche verso socialista (in cotal modo non si definisce forse Bernie Sanders?) non possa sul serio emergere?
Sarebbero ancora gli Stati Uniti, una volta così ‘europeizzati’, la particolare e ideale Nazione alla quale dal 1776 il mondo guarda con profondo e dovuto interesse?