Transition, transizione

Cosa succede – in particolare nel caso in cui, come nell’occasione, il capo dello Stato termini la propria permanenza a White House – nei molti giorni che passano dall’election day all’insediamento?

(Per conoscenza, è solo a partire dal 1937 che la cerimonia inaugurale del mandato del presidente USA è fissata alle ore 12 del 20 gennaio successivo.

Prima, dal 1793, era invece programmata ancora più in là al 4 di marzo).

Si tratta in effetti di un periodo di tempo del tutto particolare durante il quale l’eletto non ha teoricamente alcuna voce decisionale essendo il predecessore nel pieno dei poteri.

Nel corso della oramai lunga storia delle presidenziali americane si è visto in proposito assolutamente di tutto.

Probabilmente, il caso più memorabile in senso negativo è quello relativo ai mesi che, dal 2 dicembre 1828 (quell’anno, ultimo giorno elettorale) precedettero il giuramento in programma il 4 marzo 1829.

Il presidente uscente John Quincy Adams, sconfitto dallo sfidante Andrew Jackson – suo nemico giurato dopo le controverse consultazioni popolari del 1824 – rifiutò ogni contatto col vincitore come poi di accoglierlo alla Casa Bianca arrivando al punto di non partecipare alla cerimonia dell’insediamento.

In un differente caso, nei primissimi mesi del 1845, l’uscente John Tyler decise di forzare il dettato costituzionale pur di far approvare prima della sua sostituzione da parte di James Polk il trattato che annetteva il Texas.

Venendo a giorni a noi più vicini, ottimo il comportamento di George Walker Bush che nel periodo di cui si tratta coinvolse per quanto possibile nelle questioni governative il successore Barack Obama.

Oggi, dovesse vincere Trump, cosa succederebbe?

Con tutti gli insulti che i due campi opposti si sono scambiati?

Esiste per il vero un ‘transition team’ trumpiano.

(Anche Hillary ha il suo, naturalmente).

Ecco, questo apparato dovrebbe prendere contatto col corrispondente team obamiano per arrivare dolcemente al 20 gennaio.

Succederà?

Dovesse prevalere il GOP – credo – ne vedremmo delle belle!

Mauro della Porta Raffo