Ronald Reagan

Ronald Reagan nacque il 6 febbraio 1911 e morì il 5 giugno 2004. Fu in carica dal 20 gennaio 1981 al 20 gennaio 1989.

 

Il ‘credo’ reaganiano

Travolto dalla tragica Guerra del Vietnam, Lyndon Johnson nel 1968 non si candida, come avrebbe potuto.

La coalizione liberal che aveva creato con il suo operare tarda a consolidarsi e ad esprimersi nelle urne al punto che nei successivi decenni, fino al 1992, i democratici arrivano alla Casa Bianca solo e fuggevolmente – quattro anni – con Jimmy Carter.

Sull’altra sponda, l’astro Ronald Reagan in particolare e su tutti, i repubblicani si riallineano e mettono insieme una maggioranza elettorale fondamentalmente basata sul voto del ‘nuovo’ Sud e su quello dei bianchi, anglosassoni e protestanti (‘Wasp’) appartenenti alle classi agiate.

Il credo reaganiano come espresso da Michael Parrish nel suo imperdibile ‘L’età dell’ansia’ benissimo rappresenta la posizione Gop che dagli anni Ottanta del Novecento arriva a noi:

Reagan aveva “una visione ideologica della vita pubblica basata su alcune generali e semplici idee: l’ordine sociale ed economico americano è sostanzialmente valido e di conseguenza chi lo critica o cerca di modificarlo sbaglia e/o è un pericoloso radicale

L’iniziativa privata è il fulcro della società.

Il ruolo del governo deve essere limitato, soprattutto per quanto riguarda la regolamentazione dell’economia e la redistribuzione della ricchezza creata dal mercato.

Gli Stati Uniti, a causa della superiorità delle loro istituzioni e del loro illuminato senso morale, hanno un ruolo del tutto eccezionale negli affari internazionali”, eco, quest’ultima affermazione, dell’ottocentesco ‘Destino manifesto’ teorizzato dal jacksoniano John O’Sullivan già nel lontano 1845.

 

Due campagne trionfali

Difficile se non impossibile trovare un altro presidente che abbia vinto tanto agevolmente le competizioni elettorali per White House affrontate.

Sconfitto Jimmy Carter nel 1980 per oltre otto milioni di voti popolari e per quattrocentoottantanove delegati a quarantanove, il Nostro stravinse quattro anni dopo contro Walter Mondale: sedicimilioni e ottocentomila suffragi in più e addirittura cinquecentoventicinque voti elettorali a tredici!

Ronal Reagan

 

Capacità innate e fortuna

Per quanto i media in specie europei lo abbiano sempre presentato come un ex attore di film di serie inferiore, i precedenti politici di Ronald Reagan erano di tutto rilievo.

A Hollywood fu in due differenti occasioni presidente del sindacato degli attori.

Lasciato il cinema (per inciso, l’ultimo suo film fu l’ottimo ‘Contratto per uccidere’ di Don Siegel, un addio di classe), fu eletto due volte governatore della California.

Oramai noto a livello nazionale, nel 1976 tentò di strappare la nomination GOP all’uscente Gerald Ford che alla convention lo contenne per pochissimi voti.

Eletto come visto nel 1980 e confermato nel 1984, attuò una politica interna e internazionale per non pochi versi rivoluzionaria.

Alleato con Margaret Thatcher, impose la ‘reaganomics’ diminuendo drasticamente le tasse e in particolare nel corso del primo mandato si contrappose con energia all’URSS definita tout court ‘l’impero del male’.

Com’è, come non è, dal 1982 al 1990 gli Stati Uniti, Reagan seduto a Washington, vissero un periodo economico assai felice.

Certo, i suoi otto anni non furono solo rose e fiori e non poche crisi internazionali coinvolsero necessariamente quella che, crollata di lì a poco l’URSS, sarebbe rimasta l’unica superpotenza sullo scenario mondiale.

Al momento di lasciare White House aveva poco meno di settantotto anni: anche questo un record.

 

Il più grande del secondo dopoguerra?

Un sondaggio dell’Università di Quinnipiac lo pone al primo posto tra i presidenti americani del secondo dopoguerra.

Giudizio ingeneroso, per quanto attiene alla politica interna, riguardo a Lyndon Johnson.

Giudizio ingeneroso, per quanto attiene alla politica estera, riguardo a Richard Nixon.

Nel complesso, invece, un giudizio condivisibile.