Richard Nixon oltre il ‘Watergate’

Certo, il solo Presidente USA costretto alle dimissioni.
Correva il 9 agosto del 1974 e, per evitare un Impeachment che lo vedeva con pessime (per lui) probabilità soccombente e defenestrato (cosa mai successa in precedenza), lasciava travolto dallo scandalo politico a tutti noto come ‘Watergate’.
Abbiamo del desso eticamente e guardando al comportamento nel trascorrere delle indagini, pertanto, la peggiore possibile considerazione.
Giustamente?
Il ‘Watergate’ cancella quindi, per dire, i grandi, veramente epocali, successi raggiunti in politica estera, in particolare l’apertura (con conseguenze in tutti gli altri campi, quello economico tra i primi) fino a quel momento inconcepibile alla Cina comunista e nemica di Mao Ze-dong?
L’intelligente capacità dimostrata di scegliere i collaboratori guardando alle loro competenze e utilità, prescindendo da valutazioni amicali o di convenienza?
E al riguardo, non era forse stato Henry Kissinger uno dei suoi massimi avversari nel corso delle Primarie repubblicane del 1968 in quanto schierato con Nelson Rockfeller, duro contendente per la Nomination?
E, come proprio il suo futuro Segretario di Stato ha raccontato, non lo cercò dopo la vittoria novembrina dicendogli che visto che lo considerava il migliore nel campo lo voleva con sé per quanto nemico potesse essere stato?
E per il resto, quando in precedenza, nel 1960, l’8 di novembre, le Hawaii votarono per la prima volta nelle cosiddette Presidenziali, il risultato fu tra i più ‘stretti’ della storia elettorale americana.
Talmente ‘too close to call’ da concludere con un vantaggio del democratico John Kennedy pari allo zero sei per cento e a poco più di un centinaio di voti popolari.
Invero, il primo esito dichiarato dando addirittura il rivale repubblicano vincente con un margine di poco meno di centocinquanta suffragi.
Rifatti i conteggi, al Congresso riunito il 6 gennaio seguente per la ratifica del risultato statale e la certificazione, vennero presentati al Vice Presidente che, come prescrive la Costituzione, dirigeva i lavori di quella specifica assemblea, tutti e due gli esiti.
Il desso non prese minimamente in considerazione il verbale favorevole al repubblicano ufficializzando l’altro.
Memorabile, visto che l’esponente che così perdeva tre Grandi Elettori era egli stesso, Richard Nixon, oltre che Vice ancora in carica (fino al successivo 20 gennaio), candidato a White House contro John Kennedy!
Vale la pena qui considerarne le in fondo umili origini familiari e l’appartenenza religiosa quacchera dato che indubbiamente incombevano e ne condizionavano fortemente il tratto caratteriale.
Conservatore da sempre, aveva avuto fin da subito a che fare in politica con progressisti di ottima famiglia, ricchi, liberal ed usi di mondo che in fondo lo disprezzavano venendo ricambiati con gli interessi.
Visto che del Nixon meno nei particolari conosciuto vado trattando, il suo rapporto con John Kennedy – l’avversario che lo sconfisse di poco nel citato 1960 e nell’immaginario resta l’assolutamente preferibile, nobile quant’egli rozzo, contraltare – era in precedenza decisamente buono dato che i due, davvero infine apprezzandosi, avevano addirittura, da Senatori di primo pelo, partecipato assieme a manifestazioni politiche congressuali itineranti.
E poi, come si fa a trascurarne l’altrettanto unica parabola elettorale che lo vide capace di una vera e incredibile resurrezione nel citato 1968 dopo la sconfitta di otto anni prima?
Tutti viviamo di contraddizioni.
Richard Nixon, tra gli uomini politici americani, più di chiunque altro!