Quando per due volte in due diversi e importanti momenti politici Franklin Delano Roosevelt cedette alle altrui pressioni e operò al di là dei propri intendimenti per questo, poi conquistando, White House

Già candidato nel 1920 alla Vice Presidenza (e duramente sconfitto), aveva comunque Franklin Delano Roosevelt un peso e un seguito da spendere nella Convention democratica successiva.
Fu nella circostanza tra i sostenitori di Alfred Smith che gli chiese di parlare di lui come del ‘Gioioso Guerriero’, una espressione coniata da un collaboratore del Governatore del New York che allo stesso piaceva molto.
Cercò in ogni modo di evitarlo ma dovette.
Orbene, quel discorso restò nella memoria di tutti per l’enfatizzazione data dalla stampa a quelle parole.
Uscito sconfitto nella indicata Convention, Smith torna alla carica nel 1928.
F. D. R. è nuovamente con lui (che otterrà la Nomination e sarà elettoralmente demolito da Herbert Hoover) ma è del tutto contrario all’idea che gli viene suggerita di candidarsi personalmente al Governatorato dello Stato della Grande Mela in luogo dello stesso, ritenendo che colaggiù i giochi per un democratico siano negativi dato che tutti gli osservatori danno per persa Albany in sede di Presidenziali e, per trascinamento, nelle governatoriali.
Per la seconda volta, per ragioni di partito, obbligato, sarà localmente in pista e, sia pure di misura mentre effettivamente l’Asino perde a livello Casa Bianca dal repubblicano, conquista la carica.
Sarebbe mai arrivato alla poi più lungamente di tutti occupata Executive Mansion se avesse dato testardamente seguito a se stesso?
V’è da dubitarne.