Procedere subito alla nomina del successore della Ginsburg o no?

I termini temporali per la nomina da parte di Donald Trump e la prescritta ratifica senatoriale del successore alla Corte Suprema della compianta Ruth Bader Ginsburg ci sarebbero.
Il Presidente resta in carica e, anche se battuto nelle elezioni novembrine, nel pieno delle sue prerogative (e può pertanto procedere in merito) fino alle ore dodici del 20 gennaio 2021.
I Senatori – i repubblicani sono cinquantatre su cento – fino al 3 gennaio sempre 2021, giorno nel quale si insediano gli eletti.
Di certo, procedere a tamburo battente comporterebbe ulteriore contrapposizione e gli animi sono già abbastanza accesi.
Si possono comunque ben comprendere le parole del Senatore Ted Cruz che vede la possibilità di blindare a destra per molti anni la maggioranza dei componenti l’Istituzione.
Il precedente più vicino riguarda Barack Obama che, alla morte di Antonin Scalia (febbraio 2016) cercò di nominarne il successore.
Allora, contrariamente ad oggi, un Presidente democratico aveva a che fare con una maggioranza dei Laticlavi repubblicana e una ratifica della decisione presa risultò impossibile.