‘October surprise’: desiderarla? Temerla?

Ci si confonde.
Capita che parlando di un accadimento dell’ultimo momento (di fine ottobre dato che si vota ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre’) che sia in grado di capovolgere l’andamento della campagna elettorale per White House e di far vincere nelle urne il candidato fino a quel momento considerato perdente il riferimento vada alla caduta di Atlanta ad opera delle truppe comandate da William Tecumseh Sherman, fatto che volse assolutamente a favore di Abraham Lincoln la successiva votazione.
Invero, però, Sherman portò a compimento l’impresa molto prima e la concluse ad inizio settembre 1864.
Molti complottisti (sempre presenti) hanno parlato di ‘October surprise’ a proposito in particolare delle elezioni 1980 e dei rapporti che avrebbe avuto con gli Iraniani (che tenevano da tempo in ostaggio cinquantadue Americani nell’ambasciata di Teheran) l’entourage del ticket repubblicano Ronald Reagan/George Herbert Bush (non dimentichiamolo, già direttore della CIA), rapporti che avrebbero portato gli Iraniani a respingere ogni ipotesi di liberazione dei predetti (fatto che avrebbe favorito il Presidente in carica Jimmy Carter) conservando lo statu quo ai GOP decisamente proficuo.
Due – su tale ipotesi si è indagato – le indagini portate successivamente a termine senza che prova sostanziale alcuna sia venuta alla luce.
Quale la ‘October surprise’ del 2020?
A favore di Donald Trump?
La si sogna da una parte.
La si teme dall’altra.