Lo stato delle cose (‘Der Stand der Dinge’). Ovvero, Trump quale ‘fattore di aggregazione’. Anche dei democratici (?!)

È sotto gli occhi di tutti la a dir poco problematica  situazione politico elettorale del Grand Old Party.
Il 3 novembre Donald Trump – in una temperie del tutto contraria, fosse solo per la pandemia – ha conquistato oltre settantaquattro milioni di voti (quanti mai prima un altro candidato repubblicano), aggregando di certo larga parte dell’elettorato classicamente vicino al partito, ma altrettanto certamente non ininfluenti frange radicali, in qualche modo ‘estreme’, che un Bush, un McCain o un Romney non ebbero e non avrebbero avuto – rappresentando un ‘vecchio’ schieramento ideale e ideologico? Sì e no – modo di coinvolgere.
Difficile davvero – sconfitto e messo in soffitta Trump (una scommessa perdente si va palesando quella relativa a una sua rivincita nel 2024, direi) – verrebbe da ritenere, per quanto storicamente già accaduto (nel 1980 del primo Reagan), una improvvisa ‘rinascita’ GOP a breve, considerando altresì che la Commissione di analisi e studio istituita nel dopo Romney (e pertanto prima della apparizione del ‘maverick’ nuovaiorchese) dal partito per indagare sul suo presente e a proposito del grigio prospettato futuro era arrivata a conclusioni fosche al punto di intitolare il conseguente rapporto ‘Autopsia’ (indagine che si esegue su cadaveri, per chi non lo ricordasse)!
Ciò detto, in dubitosa attesa quanto alle prospettive nell’urna (considerando il decisivo e avverso voto postale, è questa una ‘boutade’) dei GOP, occorre prendere nota del fatto che proprio quale ‘fattore di aggregazione’ il buon Trump ha operato alla grandissima anche per i democratici (?!?!).
È stata difatti la inizialmente del tutto fallimentare (lo precedeva perfino Buttigieg!) cavalcata di Joe Biden ravvivata e resa vincente è vero dalla rappresentazione del rivale (che tale per non pochi elettori di per sé già si prestava ad essere) come del peggiore individuo immaginabile e possibile, ma, soprattutto, il suo comportamento nella sia pur difficilissima circostanza, quello di un politico alla bisogna rivelatosi inadeguato, poco capace, volgare e confuso.
Mancherà in questa prospettiva quale, come detto, ‘fattore di aggregazione’, pertanto, a tutti e due gli schieramenti Donald Trump.
Dovranno farne a meno!