La seconda volta

Cosa è successo quando un presidente USA ha chiesto un secondo mandato?

Una indispensabile premessa per capirci: i presidenti USA, dal 1792, entrano in carica nell’anno successivo a quello elettorale e terminano il mandato quattro anni dopo la predetta entrata in carica.

Per fare un esempio, Obama, nuovamente vittorioso nel 2012, ha giurato la seconda volta nel 2013, il 20 gennaio, e decade nel 2017, sempre il 20 gennaio.

 

Per cominciare, come mai, fino a Franklin Delano Roosevelt e al 1940, nessun presidente in carica da otto anni si è riproposto per un terzo mandato?

(Per inciso, il secondo or ora nominato Roosevelt, poi, fu eletto addirittura quattro volte morendo nel 1945, all’inizio appunto del quarto incarico, la qual cosa indusse il Congresso e gli Stati ad approvare l’Emendamento costituzionale del 1951 che non concede a chi abbia ricoperto l’ufficio per due quadrienni una terza possibilità).

In qualche modo, per seguire l’esempio di George Washington il quale, invitato a ripresentarsi nelle elezioni del 1796, rifiutando una certissima conferma, rispose “Nessun uomo è in grado di sostenere oltre due mandati un simile peso”.

Ma veniamo al dunque.

Detto di Washington, in sella dal 1789 al 1797 avendo vinto nel medesimo 1789 (l’unica volta nella quale le elezioni ebbero luogo in anno dispari) e nel 1792, il successore John Adams fu a capo dello Stato dal 1797 al 1801 dato che il suo tentativo di ottenere un secondo mandato fu vano.

Venne, difatti, sconfitto nelle votazioni del 1800 arrivando addirittura terzo.

Dopo di lui, Thomas Jefferson che, compiuti i primi quattro anni venne facilmente confermato nel 1804 per ritirarsi allo scadere del secondo quadriennio.

Seguono, entrambi rieletti e dipoi volontariamente out, James Madison e James Monroe.

E’ quindi John Quincy Adams il secondo (dopo il padre!) presidente sconfitto nel tentativo di ottenere la conferma, precisamente nel 1828.

Lo scalza Andrew Jackson che ottiene una larga conferma nel 1832 e poi si ritira.

Il terzo capo dello Stato desideroso di restare alla Casa Bianca sconfitto nelle urne è Martin Van Buren che nel 1840 perde da William Harrison.

Questi muore un mese dopo l’insediamento ed è – come dopo di lui Zachary Taylor, James Garfield, Warren Harding e John Kennedy, tutti deceduti in corso di primo mandato – da tale punto di vista evidentemente fuori gioco.

E’ necessario quindi arrivare ad Abraham Lincoln per vedere una ricandidatura arrivata a buon fine (1864) considerato che John Tyler, James Polk, il predetto Zachary Taylor causa decesso, Millard Fillmore, Franklin Pierce e James Buchanan, terminati i rispettivi primi quadrienni (o meno: Tyler e Fillmore erano vice subentrati), si ritirarono.

Doppio, tranquillo mandato, invece, per Ulysses Grant eletto nel 1868 e confermato nel 1872.

Quindi, otto anni inquieti e presidenze complicate a dir poco: Rutherford Hayes, eletto in seguito ad un compromesso, dura solo quattro anni e se ne va, Garfield viene ucciso e il vice Chester Arthur porta a termine il mandato e basta.

Ed eccoci alla contesa Grover Cleveland/Benjamin Harrison, un caso unico.

Il primo vince nel 1884, cerca una ‘seconda volta’ nel 1888 e perde appunto da Harrison, che riuscirà a sua volta a scalzare, tornando dopo un intervallo di un quadriennio a White House, nel seguente 1892!

Dopo William McKinley, eletto nel 1896 e rieletto nel 1900, siamo al primo vice presidente subentrato mortis causa al titolare che, portato a termine il mandato del predecessore, si ripropone autonomamente.

E’ Theodore Roosevelt, alla Casa Bianca per l’assassinio di McKinley, la cui ricandidatura vincente nel 1904 non si deve considerare ai nostri fini non essendo la seconda ma la prima di un presidente in carica.

Il successore William Taft non riesce nel 1912 a farsi rieleggere perdendo da Woodrow Wilson (arriva addirittura terzo) il quale, invece, ottiene la conferma e se ne va nel 1921.

Morto in carica Harding, il vice Calvin Coolidge lo sostituisce, si ripropone nel 1924, vince e si ritira non cercando nel 1928 una conferma.

Come Theodore Roosevelt, a causa delle ora ricordate vicissitudini, non va considerato tra i presidenti capaci di conquistarsi altri quattro anni a White House.

Herbert Hoover, vittorioso nel 1928 e in sella dall’anno seguente, nel 1932 viene sonoramente battuto dal predetto Franklin Delano Roosevelt le cui quattro campagne vincenti abbiamo rammentato all’inizio.

Harry Truman, da vice succeduto mortis causa nel 1945, imita Theodore Roosevelt e Calvin Coolidge: vince la campagna ‘in proprio’ successiva al subentro, nel 1948, e non affronta quella successiva.

Doppio mandato facile, subito dopo, per Dwight Eisenhower al quale succede John Kennedy e tutti conoscono la sua tragica fine a Dallas il 22 novembre 1963 durante il primo quadriennio.

Lyndon Johnson – pare una condanna o quasi – da vice succeduto, come ripeto, mortis causa percorre l’iter dei predecessori T.Roosevelt, Coolidge e Truman non chiedendo un secondo mandato nel 1968.

Otto anni dovrebbe durare dipoi Richard Nixon, vittorioso nel 1968 e nel 1972, se non fosse costretto alle dimissioni nel 1974 dallo scandalo Watergate.

Ed eccoci a Gerald Ford, il primo vice succeduto (non mortis causa, per il vero) che riproponendosi immediatamente (Fillmore lo aveva fatto anche lui soccombendo, ma nel 1856 avendo lasciato passare un mandato) perde.

Otto anni pieni quelli di Ronald Reagan, vincitore nel 1980 e nel 1984, in grado di scalzare nella prima delle due tornate ora citate il poco efficace successore di Ford Jimmy Carter.

Anche George Herbert Bush regna per un solo quadriennio sconfitto (1992) nel tentativo di procurarsene un altro da Bill Clinton che invece permarrà tranquillamente nella sede presidenziale per otto anni.

Altrettanto accade subito dopo a George Walker Bush.

E siamo al 2012.

Riepilogando, gli inquilini di White House eletti in proprio (e non in quanto facenti parte del ticket come candidati vice) che hanno cercato un secondo mandato sono in totale, Obama incluso, venticinque.

Diciassette (uno dei quali, Cleveland, al secondo tentativo) sono riusciti nell’impresa.

Una buona maggioranza diciassette su venticinque, pari a oltre due terzi.

N.B. Il molte volte citato Theodore Roosevelt, fu protagonista di un caso particolare. Non ripresentatosi volontariamente nel 1908, si ripropose perdendo nel 1912 e quindi non per il mandato immediatamente successivo.

Mauro della Porta Raffo