Kamala Harris in Guatemala: un caso o nel ricordo di Jacobo Arbenz Guzman e del Che Guevara?

Del tutto consapevole della pochezza degli uomini politici e degli ‘esperti’ dei quali si circondano.
Della loro totale ignoranza storica.
Mi chiedo se, per uno straordinario caso, la decisione presa dalla Vicepresidente USA Kamala Harris di iniziare il suo primo viaggio ufficiale in Guatemala (deve trattare di immigrazione clandestina con i Centroamericani quasi tutti) sia in memoria dei fatti colaggiù occorsi tra il 1951 e il 1954, quando gli improvvidi e masochistici interventi americani in loco furono all’origine di un disastro politico di tale portata da alienare loro larga parte dei Paesi Latino Americani e più in là (nasceranno nel 1961 con la Conferenza di Belgrado) i futuri ‘Non Allineati’ sostanzialmente e giustamente ‘terzomondisti’.
Sarò breve (chi lo desideri può andare nei miei siti o consultare i miei saggi dato che sul tema ho scritto e pubblicato volumi compisti da molte pagine).
Orbene, nel 1951 vince le Presidenziali guatemalteche il Colonnello di origini svizzere Jacobo Arbenz Guzman.
Vero riformatore, provvede alla redistribuzione ai contadini delle terre in mano ai latifondisti (semplifico…).
Espropria tra l’altro le coltivazioni della United Fruit Company, multinazionale americana produttrice della banane Chiquita.
Mal gliene incoglie, dato che gli avvocati della società sono John Foster Dulles, Segretario di Stato con Dwight Eisenhower, e suo fratello Allen, Direttore della CIA.
Creatasi una situazione economicamente grave per via del blocco americano di ritorsione, Arbenz si avvicina all’Orso sovietico.
Viene pertanto immediatamente additato come Comunista.
Attirato da quanto va accadendo in Guatemala, un giovane medico Argentino di nome Ernesto Guevara decide di aiutare – per carità, al livello che gli era al momento possibile – il riformatore.
Abbiamo testimonianza della partecipazione emotiva e ideale del Che dalle lettere che dalla capitale invia alla madre.
Ed eccoci al 1954.
Gli USA decidono di mettere fine all’azione di Arbenz e organizzano una invasione (tenteranno fallendo di ripetere l’impresa alla Baia dei Porci nel 1961) del Paese ad opera di fuoriusciti seguaci dei dittatori che in precedenza avevano governato colà.
La cosa funziona.
Arbenz va in esilio.
I latifondisti, United in testa, tornano in possesso delle terre.
I contadini sono di bel nuovo spogliati.
Tutto bene per gli Yankee parrebbe.
Assolutamente no.
In primo luogo per le reazioni non certo favorevoli di molte altre Nazioni.
Ma, in particolare perché Guevara – constatato, come scrive, che una riforma democratica non è invero possibile e convinto che per ottenere giustizia occorrerà combattere – passa in clandestinità.
Va in Messico, dove da lì a poco in una accogliente casa la cui proprietaria è una radicale impegnata incontrerà un esule Cubano di nome Fidel Castro!
Nel 1961, il Che inviterà Arbenz all’Avana per un incontro internazionale.
Nell’occasione, presentandolo, lo indicherà come la persona la cui vicenda politico/ideologica gli ha fatto capire che gli Stati Uniti vanno combattuti in quanto rappresentanti della conservazione e di un potere economico inaccettabile dalle masse dei diseredati.
È dal Guatemala quindi che – Kamala Harris, ma certo, lo sa benissimo! – parte il veloce declino americano prima nel mondo Latino e poi tra i citati Terzomondisti.