Il primo ‘Discorso elettorale’ (ad opera del candidato “nato in una capanna di legno”)

William Harrison?
Lo sapete, in tema di elezioni americane, è detentore di un record che nessuno spera di strappagli.
Eletto nel 1840 battendo l’incumbent Martin Van Buren (che si era guadagnato il soprannome ‘Van Ruin’), entrò in carica il 4 marzo dell’anno successivo per morire esattamente un mese dopo, il 4 aprile.
Gli si attribuisce però anche un secondo primato: avere pronunciato – naturalmente nel citato 1840 – quello che viene considerato ‘il primo discorso elettorale pubblico’ tenuto in occasione di una tenzone per White House.
Programmato in un albergo dell’Ohio, fu alquanto stringato.
Avrebbe il Generale ‘Eroe di Tippecanoe’ (come lo presentavano i Whig che, per quanto fosse facoltoso e abitasse in una bella e confortevole villa, sostenevano fosse “un umile agricoltore che non era mai stato ricco” e che per questo venne – e male incolse agli avversari tirare fuori un argomento che prese piede fino al punto di qualificare per decenni positivamente i candidati che dimostrarono di esserlo – dai rivali additato con beffarde intenzioni quale forse nato e comunque “abitante una casa di tronchi”) illustrato anche a lungo il programma, non fosse che i responsabili della sua campagna lo invitarono a non parlare troppo.
“Lasciate che faccia interamente affidamento sul suo passato”, consigliarono.
“Non fategli dire una singola parola sui suoi principi.
O sulla sua fede.
Non lasciategli promettere nulla!”
Fu così che il primo discorso mai tenuto in una simile circostanza e prospettiva fece guadagnare all’oratore l’appellativo di ‘General Mum’ (‘Generale muto’)!