Il futuro di Mike Pence

Fosse democratico, sapremmo già cosa farebbe nel 2024 Mike Pence.
Certamente, si candiderebbe alla nomination.
Così, difatti, hanno operato tutti i Vice appunto dell’Asinello addirittura dai tempi di Hubert Humphrey.
Vicario dì Lyndon Johnson, ottenne l’investitura nel 1968 peraltro perdendo dal
redivivo Richard Nixon.
Nel 1984, ecco scendere nell’agone (per essere travolto da Ronald Reagan) Walter Mondale, in precedenza al fianco di Jimmy Carter.
Ed eccoci al 2000, quando corre fino al filo di lana sconfitto da George Walker Bush per un nonnulla, Al Gore, un attimo prima Vice di Bill Clinton.
Quanto a Joe Biden – a ben guardare il solo tra gli elencati capace di vincere – era accanto a Barack Obama.
Ma Pence è – ben lo sappiamo – repubblicano e tra i Vice appartenenti al Grand Old Party le cose sono andate in modo diverso.
Dal dopoguerra, Richard Nixon, prima con Dwight Eisenhower, fu sconfitto da John Kennedy nel 1960 e dovette aspettare otto anni per farcela contro il predetto Humphrey.
Il suo primo Vicario Spiro Agnew si dimise in quanto sotto accusa per atti compiuti quando Governatore.
Il secondo, Gerald Ford, corse perdendo da Jimmy Carter nel 1976.
Dopo, ecco riuscire nell’impresa sia di ottenere la nomination che di vincere contro Michael Dukakis George Herbert Bush, nel 1988.
Da allora (sconfitto lo stesso G. H. da Bill Clinton quattro anni dopo), neppure un altro tentativo.
Impalpabile difatti Dan Quayle (con G. H. B.) e non interessato Dick Cheney (due mandati vicino a George Walker Bush).
Come si vede, in quanto repubblicano, meno sicuramente tracciabile in direzione White House il cammino di Pence.