Gary Johnson al 12%

Tornata elettorale diversa e di difficile interpretazione quella in corso.

Una donna nominata: mai successo.

Un maverick scelto dagli elettori contro l’establishment: mai successo

(Il contrario – un candidato voluto dall’establishment contro gli elettori – si).

Una donna contro un maverick: mai successo.

Una notevole antipatia nei confronti di entrambi i candidati.

Una crisi del bipartitismo…

Tutto ciò considerato, si comprende come mai un ultimo sondaggio conceda al candidato del Libertarian Party Gary Johnson un inatteso dodici per cento a livello nazionale nelle intenzioni di voto.

Ricordo che per poter partecipare ai dibattiti televisivi in programma dopo le convention dei due grandi partiti in vista della general election occorre raggiungere nei citati sondaggi il quindici per cento e che l’ultima occasione nella quale il terzo incomodo ha parlato in quegli ambiti in tv correva l’anno 1992.

Si trattava di Ross Perot, il cui effettivo successo in termini di voti popolari (non di Stati) determinò il successo di Bill Clinton.

Johnson dopo Perot, quindi?

E col medesimo impatto?

Mauro della Porta Raffo