Farsi conoscere

Guardiamo agli oltre venti candidati democratici alla nomination 2020.
Joe Biden, Bernie Sanders, in misura minore Elizabeth Warren e Kamala Harris, per dire, hanno una visibilità nazionale.
Sono – l’ex Vice di Obama e il vecchio rivale di Hillary Clinton di più – noti dovunque, dall’Alaska alla Florida, a New York, alla California.
Dura di questi tempi, invece, la vita per i molti pretendenti – e certamente fra loro i capaci non mancano – che devono farsi conoscere.
Farsi conoscere, raccogliere consensi e gli indispensabili fondi.
È da questo punto di vista comprensibile che in un primo momento, a tali fini, cerchino di distinguersi, di caratterizzarsi.
Nasce così “il candidato gay”, quello “reduce ed eroe di guerra”, il rappresentante di questa o quella specifica necessità o istanza.
Fra non molto – a Miami verso fine mese – un primo confronto televisivo fra loro permetterà ai più in gamba di esprimersi, ai meglio preparati di mettersi in luce andando oltre le specificità.
E contemporaneamente setaccerà il lotto.
Chissà mai che tra questi non si nasconda e si faccia avanti un nuovo Bill Clinton che, uscendo dall’anonimato periferico (dall’Arkansas, allora), cambi uno scenario ad oggi apparentemente definito?