Duecentodue anni sette mesi e dieci giorni per ratificare il XXVII Emendamento!

Davvero produttiva in termini di leggi e di Emendamenti approvati l’attività del Primo Congresso USA.
In funzione dai primi giorni del mese di aprile del 1789 fino al 4 marzo del 1791, i due rami del parlamento operarono alacremente.
Fra l’altro, istituendo con la Legge Giudiziaria un sistema gerarchico di Corti Federali alla cui cima era ovviamente la Corte Suprema, unico tribunale esplicitamente previsto dalla Costituzione.
Dodici gli Emendamenti alla Carta sottoposti alla prevista ratifica degli Stati in data 25 settembre 1789.
Dieci tra questi, riguardanti i Diritti individuali e noti come ‘Bill of Rights’, arrivarono velocemente al termine del doveroso iter: il 15 dicembre 1791.
Dieci fra questi abbiamo scritto ma, per quanto siano numerati dall’uno appunto al dieci, non i primi proposti.
Fatto è che due Emendamenti ebbero una diversa odissea.
Il primo (proposto, ripetiamo, non il primo quale lo conosciamo) – che intendeva rapportare il numero dei Rappresentanti ad un numero predeterminato di abitanti (uno ogni trentamila all’inizio e poi uno ogni cinquantamila) – non è mai stato ratificato.
Il secondo Emendamento (ancora: proposto come tale) – che concerne i compensi degli eletti – ha incredibilmente compiuto il proprio iter il 7 maggio 1992 ed è conteggiato quale XXVII.
Duecentodue anni sette mesi e dieci giorni dopo essere stato licenziato dal Primo Congresso!
Fatto è che gli Emendamenti possono o meno contenere in sé una ‘data di scadenza’.
Quelli che la contemplano sono automaticamente eliminati se non ratificati in tempo.
Quelli che non la contengono (parecchi, compreso il primo proposto del quale abbiamo parlato) giacciono in attesa.