Due Maccartismi (!?)

La contestualizzazione che costantemente invoco è ovviamente indispensabile per conoscere adeguatamente, per quel che è possibile (e non lo sarà mai compiutamente), quanto storicamente (non solo) accaduto.
Necessario pertanto conoscere al meglio fatti e accadimenti, situazioni, istanze, movimenti, persone e personalità, lotte, scoperte, commerci, crudeltà, guerre, arte ed artisti…
Distinguere cioè avendo discernimento, se del e nel caso.
A questo riguardo – purtroppo a rafforzare il già fondato convincimento concernente la costante ma fortemente dopo gli anni Sessanta del Novecento aggravata sprovvedutezza del giovani – un significativo momento del film RPM Rivoluzioni per minuto, interpretato da Anthony Quinn, diretto da Stanley Kramer e sceneggiato da Erich Segal (tutti nomi di alta garanzia), del 1970.
Il protagonista è un preside assolutamente liberal che gli accadimenti conseguenti le contestazioni, e più, in atto nel college, ai quali deve reagire con qualche fermezza portano a dire alla sua, come accennato, giovane allieva/amante
“E pensare che sono sempre stato contro McCarty!”, per essere immediatamente e con veemente amarezza attaccato al suono di un
“È incredibile che te ne possa vantare!”
Fatto è che Quinn fa riferimento a Joseph McCarthy e al Maccartismo coevo alla Caccia alle Streghe mentre Ann Margret all’allora da poco sconfitto (nel 1968) candidato alla Nomination democratica in vista della Casa Bianca Senatore Eugene McCarthy, un fiero e radicale riformatore collocato idealmente e ideologicamente esattamente all’opposto rispetto al primo della cui esistenza ed atti lei non ha alcuna contezza.
Già invalso l’uso di dire quando non si sa rispondere a qualche domanda che tratti di anche solo pochi decenni fa “Ma io non ero neppure nato!” la quale cosa mi porta ad inveire un “Quindi lei non sa chi fossero Napoleone piuttosto che Giulio Cesare perché ‘lei’ non era al mondo?”, la situazione precipita perché tutti pensano che potendo consultare a qualsiasi tratto, se proprio necessario, il web, internet, l’online – o come diamine tutto questo pattume si definisca – non vi sia più, non si dice obbligo, ma necessità, di conoscere storicamente alcuno o alcunché.
Quando mai, poi, il piacere?
Se vogliamo “salvare dal futuro” quel poco che resta della nostra contezza, alla predetta spazzatura culturale intesa alla perversione va vietato ogni accesso!