Dovesse Harris subentrare alla Casa Bianca, quali i notevoli problemi per l’Amministrazione democratica?

Supponiamo che Joe Biden si dimettesse o morisse.
Nel caso, Kamala Harris gli succederebbe.
Lascerebbe in questo modo scoperto il ruolo vicario.
L’Emendamento Costituzionale datato 1967 prevede che nel caso in cui – come nell’ipotizzato frangente – la carica in questione non sia coperta il Presidente nomini il sostituto.
La persona prescelta, a questo punto, dovrebbe passare al vaglio del Congresso i cui due rami sarebbero chiamati a maggioranza a ratificarne la nomina.
Il tutto, fra l’altro, comporterebbe il trascorrere di un certo numero di giorni.
In questo periodo, la Presidenza del Senato, non essendoci un Vice (ricordo che la Costituzione assegna la conduzione della Camera Alta proprio al numero due governativo) in carica, spetterebbe al Presidente Pro Tempore.
Nella situazione data, essendo uguale (cinquanta a testa) il numero dei Senatori e non avendo il Pro Tempore il potere del Vice di determinare in caso di parità col proprio voto l’esito delle votazioni, i democratici si troverebbero nella necessità di contrattare con i repubblicani l’elezione del sostituto.
Del resto – quanto alla influenza che può avere in questi momenti il partito opposto a quello dell’inquilino di White House – è quello che successe nel 1973.
A seguito delle dimissioni del suo numero due Spiro Agnew, Richard Nixon ebbe a che fare con il leader dei democratici (che erano in maggioranza) alla Camera Tip O’Neill che gli disse che solo se avesse nominato Gerald Ford la scelta non avrebbe incontrato ostacoli.
E così fu!