Dopo il 3 novembre e prima del 20 gennaio 2021 (o invece del 14 dicembre?)

Settantotto giorni.
Ecco quanto tempo deve passare tra le votazioni del 3 novembre e l’insediamento del Presidente, vecchio o nuovo che sia, il 20 gennaio 2021.
Un tempo che i più (quasi tutti) pensano possa trascorrere in modo decisamente e a dir poco turbolento.
Ipotizzabili difatti – qualunque sia l’esito della consultazione (decisamente impensabile una ‘landslide’ a favore dell’uno o dell’altro) – e praticamente già pronti una serie di contestazioni e ricorsi.
Prima a livello degli Stati decisi per minime
differenze.
Poi davanti alla Corte Suprema.
Pochi giorni fa, non è forse arrivata Hillary Clinton a suggerire (forse, qualcosa di più di un suggerimento le sue parole) a Biden di non pronunciare, se sconfitto, il normale discorso di concessione della vittoria a Trump?
E non ha forse quest’ultimo affermato che lo si può battere solo mettendo in atto truffe elettorali?
A ben guardare, ogni questione in merito andrebbe risolta molto prima del citato 20 gennaio 2021.
Questo perché il Collegio dei Grandi Elettori, per legge, deve riunirsi e votare per il Presidente il 14 dicembre di questo stesso 2020, cioè “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì” appunto del mese conclusivo di questo disgraziato ‘epidemico’ anno.
Non settantotto ma quaranta soltanto, quindi, i giorni nei quali si possono incrociare le armi prima di arrivare ad una decisione?
Si direbbe.