Di elezione in elezione lo stato delle cose

Scrive Raymond Cartier nell’imperdibile ‘Le Cinquanta Americhe’ che Dwight Eisenhower solo con una qualche fatica, entrato alla Casa Bianca il 20 gennaio 1953, riuscì a ricevere e conoscere tutti i cinquecentotrentuno congressisti all’epoca in carica.
Essendo a quella data quarantotto gli Stati dell’Unione e pertanto novantasei (due a testa) i Senatori si evince che i membri della Camera dei Rappresentanti erano in effetti quattrocentotrentacinque.
Lo erano in verità già al momento delle elezioni presidenziali del 1912 a seguito della legge – datata 1911 – che a questo totale nazionale li ha fissati.
(Erano e sono i Rappresentanti ripartiti Stato per Stato in proporzione al numero degli abitanti di ciascun territorio come determinato dal Censimento che ha luogo ogni decade nell’anno con finale zero: l’ultimo quindi nel 2010, il prossimo nel 2020).
Esisteva fino alla tornata elettorale del 1960 una completa corrispondenza tra il numero totale dei Congressisti (Senatori – diventati cento per l’entrata nell’Unione di Alaska e Hawaii – più Rappresentanti, pertanto) e quello dei Grandi Elettori, ossia dei delegati che gli Stati (ancora e sempre in proporzione al numero dei residenti) eleggono “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno corrispondente al bisestile”, delegati che poi, “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”, ogniqualvolta esista una maggioranza assoluta a sostegno di uno dei candidati (solo nel 1800 e nel 1824 non accadde e la scelta passò come prescritto alla Camera), nominano effettivamente il Presidente.
Fu nel successivo 1964 che, a seguito di un Emendamento costituzionale che concedeva anche al Washington D. C. il diritto di votare tre Grandi Elettori, il totale di questi delegati (non più mutato) è di cinquecentotrentotto (cento membri del Senato più quattrocentotrentacinque componenti la Camera più i tre appena citati) e la maggioranza assoluta conseguentemente indispensabile duecentosettanta.
Ora, un interessante metodo di osservazione e conseguente studio della Storia USA è quello di guardare, elezione presidenziale per elezione presidenziale, il variare (quasi sempre) in aumento del numero dei Grandi Elettori.
È tale variazione indicativa dell’ingresso nell’Unione di nuovi Stati.
Così come il fatto che per un determinato periodo il numero non sia mutato certifica che in quel trascorrere nessun nuovo territorio si è aggiunto.
Pochi altri significativi dati in merito non essendo qui possibile riportare tutti i cinquantotto riferimenti.
Nel 1788/1789 (la prima votazione è l’unica che si sia svolta anche in un anno dispari, “anche”, come vergato, perché fino al 1844 compreso si è votato per la nomina dei Grandi Elettori per all’incirca un mese – novembre comunque e in qualche occasione altresì i primi di dicembre – e solo dal 1848 in un unico giorno), il totale degli infinite volte citati Grandi Elettori era sessantanove.
Scorrendo i dati, nel 1860 era trecentotre per scendere, a causa della Secessione del Sud, nel 1864 a duecentotrentatre.
Veloce la risalita a guerra civile finita tanto che nel 1872 si arriva a trecentocinquantadue (rientrati gli Stati del Sud ed accolti alcuni altri).
La stabilizzazione – momentanea visto che non si può escludere un cinquantunesimo Stato il cui arrivo aumenterebbe il totale dei Senatori (due in più) e conseguentemente dei Grandi Elettori che diventerebbero cinquecentoquaranta – come detto, dal 1960/1964.
Tutto molto chiaro.