Del giovane Lyndon Johnson, del suo arrivo a Washington, delle personali e caratterizzanti posizioni politiche nel contingente, del particolare rapporto instaurato con Franklin Delano Roosevelt, il tutto con riferimento alle ipotesi modificative oggi in atto quanto alla composizione numerica della Corte Suprema

Il futuro Presidente degli Stati Uniti d’America Lyndon Johnson arriva a Washington, alla Camera Federale, nell’aprile del 1937 – in carica dal giorno 10 – non ancora ventinovenne.
Ha vinto nel natio Texas, con il ventisette/ventotto per cento (senza ballottaggio) del voto popolare, l’elezione suppletiva indetta nel X Distretto a seguito della morte del locale e da non poco tempo Rappresentante James Paul Buchanan.
Tutti i candidati in concorso sconfitti sono come lui democratici (cosa in qualche modo usuale in uno Stato del Sud a quegli anni).
L’accadimento torna in questo momento specificamente alla memoria perché nella circostanza Johnson correva (argomento che allora lo caratterizzava) quale strenuo sostenitore della divisiva proposta/piano di Franklin Delano Roosevelt a proposito della composizione della Corte Suprema, tema sul quale oggi di bel nuovo si discute – invero, con assai minore animosità, ma vedremo – essendo stato appena presentato da Parlamentari democratici un progetto di Legge (non esiste una disposizione costituzionale che regoli tale aspetto) tendente ad aumentarne il numero dai tradizionali nove a tredici, data la supposta – e da verificare nel concreto – attuale maggioranza conservatrice, conseguente alle tre nomine che Donald Trump ha avuto modo di fare, nomine, come ovvio e dovuto, successivamente ratificate dal Senato.
All’epoca, sulla questione, il piano del Presidente del New Deal era quello di operare in modo di portare con decisioni di propria spettanza – attraverso affiancamenti dei Giudici Supremi da oltre dieci anni in atto o di una certa età (in totale, sei) – l’alto consesso su posizioni e conseguenti decisioni alle sue iniziative più favorevoli, visto che gli oppositori erano colà prevalenti.
Fallito il divisivo (va ribadito perché le polemiche e i contrasti furono sul serio notevoli) progetto, i rapporti tra i tre Poteri (fortemente implicati quando a tale intento si muova) tesero ad una qualche normalità.
Si era peraltro in quel mentre il giovane Lyndon illustrato agli occhi del futuro altre due volte eletto inquilino di White House.
Come riporta James Hillman riprendendo l’annotazione dal magistrale biografo del texano Robert Caro, F. D. R. ebbe modo e piacere di lì in avanti di parlare in diverse occasioni con Johnson che considerava “il solo capace di comprendere nel profondo la politica” e che in una spontanea esternazione fatta al proprio segretario auspicò potesse essere in futuro il primo Capo dello Stato USA di nascita sudista.
(Doveva avere un gran fiuto Franklin Delano per comprendere che il giovane, malgrado il contesto estremamente conservatore e contrario ai diritti civili come in particolare di quelli delle minoranze, sarebbe invece poi stato in grado di rivoluzionare nel profondo da questi ed altri fondamentali punti di vista la politica e la società USA).
Arrivo alla Executive Mansion che effettivamente avverrà a seguito dell’assassinio a Dallas di John Kennedy e non per la normale via elettorale.
Così vanno le cose a questo mondo!

P.S. Davvero magistrale – naturalmente in quanto sostenuta da una sceneggiatura ad hoc – la rappresentazione televisiva di Lyndon Johnson ad opera di Clancy Brown (usualmente, un ‘vilain’ di grande razza) nella seconda stagione di ‘The Crown’.
Capace il desso di inciderlo sia nella leggendaria, genuina rozzezza comportamentale che nella straordinaria comprensione dei temi e della necessità.
Memorabile!

 

/ In Storia delle elezioni presidenziali USA / By Mauro della Porta Raffo / Commenti disabilitati su Del giovane Lyndon Johnson, del suo arrivo a Washington, delle personali e caratterizzanti posizioni politiche nel contingente, del particolare rapporto instaurato con Franklin Delano Roosevelt, il tutto con riferimento alle ipotesi modificative oggi in atto quanto alla composizione numerica della Corte Suprema