Cosa ci ha insegnato il ‘Super Bowl’ sugli elettori di Biden e Trump ‘della porta accanto’

di Scott Rasmussen

Una delle più importanti conclusioni alle quali si deve arrivare guardando alle ultime due elezioni è indubbiamente che l’elite politica USA non ha alcuna comprensione della nazione che sostiene di servire.
Questo si vede più chiaramente nell’incapacità di Washington di capire perché, in due votazioni consecutive, circa la metà della nazione ha votato per Donald Trump.

Molti nel mondo politico sembrano vedere gli elettori di Trump come una specie unica separata dagli altri americani.
Un fondo del ‘Los Angeles Times’ ha illustrato questo punto di vista con il titolo “Cosa si può fare per i Trumpisti della porta accanto?”.
L’articolo suggerisce che gli elettori del tycoon sono più o meno equivalenti addirittura ai collaboratori nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Tuttavia, nonostante la caratterizzazione degli elettori di Trump come una razza monolitica e pericolosa, un sondaggio su mille tra loro ha scoperto che “la coalizione di Trump è al proprio interno ideologicamente e demograficamente diversa”. L’editorialista del ‘Washington Post’ Henry Olsen ha esaminato i dati del sondaggio e ha opportunamente concluso che “non esiste un singolo ‘elettore di Trump’ così definibile”.
Ma i commenti che su quel giornale seguono il testo rendono chiaro che molti lettori/elettori democratici non sono d’accordo.

Il problema è che quasi tutte le persone di quella parte considerano l’atto di votare per l’ex Presidente come l’abbracciare tutto di lui senza riserve.
Questo è tanto assurdo quanto supporre che coloro che hanno votato per Joe Biden lo abbiano fatto anch’essi incondizionatamente.

Una migliore comprensione di ciò che sta succedendo può essere appresa dal ‘Super Bowl’.
Nell’incontro di quest’anno tra i ‘Tampa Bay Buccaneers’ e i ‘Kansas City Chiefs’, una frazione degli appassionati ha tifato intensamente.
Sono certo che un gruppo di questi sarà su di giri questa settimana, mentre l’altro sarà piuttosto depresso.

La maggior parte degli spettatori televisivi, tuttavia, non ha sentito alcun interesse emotivo nel risultato.
La loro settimana andrà avanti senza alcuna sbornia persistente, indipendentemente da chi ha poi vinto.
Certo, hanno tifato per i ‘Bucs’ o i ‘Chiefs’ domenica, ma non gliene importava molto.
Perché?
Perché in larga misura hanno iniziato l’anno tifando per una delle altre trenta squadre della ‘National Football League’.

La ‘Super Domenica’, questi fan avevano da fare una scelta tra due opzioni ‘imperfette’.
La decisione, il sostegno, dati presa dagli ‘altri’ sembrerà confusa o banale ai più accaniti.
Se guardo in casa mia, però, i ‘Chiefs’ erano la squadra ‘Association Football League’ della mia gioventù per un mucchio di ragioni che non sono più rilevanti.
Ma, dato che non me ne importava molto, quel guizzo di datata risorgente lealtà mi è bastato per tifare per loro.
Mia moglie era per i ‘Bucs’ perché ora viviamo nella zona, ma il suo impegno era superficiale quanto il mio. La domanda più importante in casa nostra era se avremmo guardato o meno l’intera partita.

Il paragone facile e ovvio è che, il giorno delle elezioni, la maggior parte degli elettori non può votare per il proprio candidato preferito perché non è sulla scheda elettorale.
Nel 2020, il Presidente Biden ha vinto con più di ottanta milioni di voti. Tuttavia, solo una piccola quota di quegli elettori aveva fatto il tifo per lui all’inizio dell’anno.
La maggior parte voleva Bernie Sanders o Elizabeth Warren o Pete Buttigieg o qualcun altro.

La stessa cosa è successa nel 2016.
Un gran numero delle persone che hanno votato per Trump, all’inizio dell’anno, sostenevano qualche altro candidato repubblicano.
Ma quando il loro preferito è stato escluso dalla scheda elettorale, sono stati costretti a scegliere tra due opzioni ‘imperfette’.

Nella situazione, l’impegno di molti a votare per un particolare candidato non era più profondo della mia tiepida decisione di tifare per i ‘Chiefs’ quest’anno.
Pur delusi dal fatto che il loro preferito non fosse in finale, costoro hanno avuto vita facile nel decidere a favore del (sempre per loro) minore dei due mali.

Sfortunatamente, gli attivisti politici riconoscono questa possibilità e il conseguente comportamento alle persone appartenenti alla propria squadra, non all’altra.
Gli attivisti democratici possono facilmente capire che qualcuno voti per Joe Biden pur avendo delle riserve su di lui.
Ma poi si comportano come se tutti gli elettori di Trump non avessero riserve sul loro candidato.
È vero anche il contrario.

Il problema con questo approccio è che chiude il dialogo costruttivo. Dobbiamo andare oltre la malsana convinzione che votare per qualcuno significhi essere un riflesso di quel candidato.
Invece, proprio come scegliere una squadra per cui tifare al ‘Super Bowl’, votare per un candidato riflette una decisione temporanea basata sulle opzioni disponibili.