“Come sta il cavallo?”

William Taft era un tipo pesante.
Fisicamente, intendo.
Centoquaranta e più chili?
Chissà?
Da sempre – per dire – e quindi ben prima di essere alla Casa Bianca, sapendo che capienti quanto necessario non ne avrebbe trovate, viaggiava portandosi dietro una adeguata poltrona.
Leggenda vuole – messa in giro la voce dalle malelingue? – che una volta (anni dopo il fatto che vado a narrare) occorsero sei vigorosi giovanotti per tirarlo fuori dalla vasca da bagno della augusta dimora.
Governatore delle Filippine agli esordi del Novecento, in vista della creazione della ideata futura capitale estiva del Paese a Baguio, avendo deciso di visitare l’impervia scelta collocazione a millecinquecento metri di altitudine, lontana da Manila e collegata solo da un sentiero che zigzagava sui bordi sabbiosi di un canyon, vi arrivò avventurosamente.
Entusiasta della compiuta impresa, riferendo al Governo di Teddy Roosevelt, diede inizio al narrare scrivendo:
“Ho retto bene il viaggio.
Ho cavalcato per quaranta chilometri…”
“Come sta il cavallo?” chiese per tutta risposta, con qualche crudeltà e affondando il coltello nella risaputa piaga, l’allora Ministro alla Guerra Elihu Root.