Assenze e presenze memorabili alle cerimonie di Insediamento

Come non ricordare che Woodrow Wilson, malato, volle comunque essere partecipe alla cerimonia di Insediamento del successore?

Riassunto delle puntate precedenti.
Tre (quattro, se si tiene conto del dimissionario Richard Nixon, non più a Washington quando nell’agosto del 1974 Gerald Ford si insediò) i Presidenti che – come intende fare Donald Trump – non hanno presenziato al Giuramento del successore.
I due Adams (John nel 1801 era decisamente ai ferri corti con Jefferson e John Quincy – ricambiato – nel 1829 avrebbe volentieri cavato gli occhi a Jackson) e il subentrato a Lincoln Andrew Johnson.
I primi due, sconfitti nelle urne dopo un solo mandato, esattamente come il tycoon.
Il terzo – un democratico Vice di un repubblicano per via della intesa necessità di dimostrare la compattezza della Amministrazione nel 1864 in una tornata elettorale a Guerra di Secessione in corso – finito sotto Impeachment (primo ad affrontare quell’iter procedurale e a scamparla) e in rotta nel 1868 sia con i GOP che con i suoi.
Sono pertanto (il successore di Andrew Johnson Ulysses Grant giurò il 4 marzo 1869) trascorsi cento cinquant’anni abbondanti dall’ultimo vero precedente.
Numerose, di contro, le circostanze nelle quali, tra predecessore e subentrante e per quanto il primo fosse stato disarcionato dal secondo, i rapporti furono in fin dei conti cortesi.
In verità, però, è tra i Capi dello Stato che non si sono riproposti e il cui successore apparteneva al partito concorrente che si trovano i comportamenti più degni di segnalazione.
Decisamente particolare in primis quanto ebbe sinceramente a dire a Lincoln nel 1861 James Buchanan.
“Le auguro di essere felice di avere conquistato la
Casa Bianca tanto quanto io sono nel lasciarla!”
Degno di menzione il savoir vivre e faire palesato da Woodrow Wilson il 4 marzo 1921.
Decisamente e da tempo acciaccato fisicamente, sconsigliandogli i medici di presenziare, volle comunque dare segno in quel momento di difficile trapasso del suo appoggio a Warren Harding accompagnandolo in automobile fino al Campidoglio aiutato dagli uomini dei Servizi Segreti in ogni suo doloroso passo.