Alfred Smith il ‘papista’

Il primo cattolico che pensò seriamente alla presidenza non fu, come molti credono, John F. Kennedy ma Alfred E. Smith.

Orfano a quindici anni e costretto a lasciare la scuola per lavorare come contabile per mantenere la madre e i quattro fratelli minori, Smith si dimostrò subito un vero ‘animale’ politico.

Membro dell’assemblea dello Stato di New York per i democratici nel 1902, in seguito sceriffo della Contea (sempre di New York) e presidente del circolo comunale, Alfred, nel 1918, arrivò facilmente al governatorato dello Stato venendo di poi rieletto, con l’eccezione del 1920, altre tre volte.

Contrapposto, nel 1924, nella convention nazionale del partito dell’asino che si svolgeva al Madison Square Garden, a William Gibbs McAdoo (genero dell’ex presidente Wilson e già ministro del Tesoro), risultati inutili ben centodue scrutini, si vide obbligato, insieme al rivale, a ritirare la candidatura a favore di John Davis che venne così nominato alla centotreesima votazione per essere poi battuto dal capo dello Stato uscente il repubblicano Calvin Coolidge.

Tornato alla carica nel 1928, ‘l’eroico guerriero’ (in tal modo lo aveva battezzato, presentandolo ufficialmente in questa seconda occasione ai delegati, Franklin Delano Roosevelt), sia pure con difficoltà, ottenne la tanto sospirata nomination ed ingaggiò un aspro duello con il concorrente prescelto dal Gop Herbert Hoover.

Come scrive Michael Parrish in ‘L’età dell’ansia’, “lo scontro tra Hoover e Smith è stata l’ultima epica battaglia culturale degli anni Venti, una battaglia tra opposte realtà religiose, etniche e geografiche. Cattolicesimo irlandese (quello di Smith), contro protestantesimo, città contro campagna, proibizionisti contro antiproibizionisti…Smith rappresentava le classi lavoratrici urbane, Hoover il management capitalista illuminato”.

I due fattori che decisero – rovinosamente per il Nostro che si affermò solo in otto Stati su quarantotto – la tenzone furono la sua posizione sul proibizionismo (voleva abrogare l’Emendamento che lo aveva introdotto e perciò fu brutalmente accusato di essere un ubriacone) e, soprattutto il suo conclamato cattolicesimo (nel suo ufficio di governatore ad Albany campeggiava un ritratto di papa Pio XI con la dedica: ‘Al mio amatissimo figlio Alfred Smith’).

Dai più fanatici tra gli avversari fu addirittura accusato di cospirare con il papa per distruggere la libertà religiosa e politica del Paese!

smith

Occorreranno dipoi ben trentadue anni perché, in una ben differente temperie, un altro cattolico si candidasse a White House portando peraltro a compimento l’impresa: John Kennedy, ovviamente.

Il terzo e per ora ultimo ‘papista’ – per tornare al vecchio dileggio usato contro Smith – che ha affrontato la sfida, questa volta perdendo, è stato John Kerry, demolito facilmente dal George Walker Bush nel 2004.