Al Gore, 2000

Unico candidato alla Nomination in tempi recenti di uno dei due partiti maggiori a vincere nel corso della campagna interna per la conquista nei Caucus e nelle Primarie dei Delegati alla Convention in tutte le circostanze (cinquantasei su cinquantasei) con una percentuale di suffragio popolare del settantacinque e quattro…
Nominato dalla Convention con quasi il cento per cento dei voti (nessuno contro su ben oltre quattromila e solo nove gli astenuti)…
Capace di prevalere nelle urne nazionali a novembre per oltre mezzo milione di suffragi nei confronti del rivale…
Il candidato democratico del 2000 Al Gore, Vice Presidente nei due mandati di Bill Clinton e pertanto uscente, risultò alla fine sconfitto nel Collegio Elettorale al quale fanno capo i Grandi Elettori.
Battuto dopo conteggi e riconteggi delle contestatissime votazioni in Florida e i ricorsi presentati a tutti i possibili livelli, dalla definitiva determinazione della Corte Suprema che assegnava lo Stato con capitale Tallahassee al repubblicano George Walker Bush.
Era la terza volta che accadeva (Samuel Tilden perse allo stesso modo da Rutherford Hayes nel 1876 e Grover Cleveland da Benjamin Harrison nel 1888) e in ogni caso (accadrà nel 2016 con Hillary Rodham Clinton che vanterà milioni di voti popolari in più e perderà ugualmente nel Collegio da Donald Trump) lo sconfitto quanto alla conquista dello scranno alla Executive Mansion era risultato (e risulterà con la prima donna davvero in grado di vincere) il candidato democratico.
È questo un dato di fatto.
(Per inciso, visto il conteggio – duecentosettantuno a duecentosessantasei, con uno dei delegati che non volle pronunciarsi – al democratico sarebbe bastato prevalere nel proprio Stato, il Tennessee, titolare di undici Grandi Elettori, per vincere relativamente bene).
Ebbi personalmente modo di conoscere ed ascoltare Al Gore al Corriere della Sera l’8 marzo del 2001.
Ospite del direttore Ferruccio de Bortoli (al quale dovevo l’invito), partecipe l’Ambasciatore Sergio Romano – due ottimi amici più volte presenti nei miei ‘Salotti’ al Caffè Zamberletti – prese parte come star ad una cerimonia intesa a celebrare i centoventicinque anni del quotidiano di via Solferino.
Si presentò Gore dicendo di essere l’uomo che avrebbe dovuto sedere a quel mentre a White House, così purtroppo non potendo fare.
Non memorabile, per quanto mi riguarda e rammento, invero la sua presenza.
Da un punto di vista elettorale (avrà soddisfazioni altrimenti, fra le quali un discutibile Nobel per la Pace) fu quel dapprima assolutamente travolgente e poi drammaticamente deludente anno Duemila il suo canto del cigno.